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Il primo film della saga arrivò nelle sale nel maggio del 1977. Festeggiamo 40 anni stellari con 18 gif animate realizzate con Don’t Gif Up


Per approfondire

 Visita il Tumblr e la pagina Facebook di Don’t Gif Up

Gli autori delle Gif:

Mauro CiociaDonato SansoneMarcus NicholsonLilia MiceliAmedeo TraversaPaola CostigliolaIryna Hrymalyuk & Andriy HrymalyukLarissa Melnik, Màrta Hàrsfai, Anneliese MakAndrea ManninoAlina TysoeDanielle van EedenGiulia MartinelliRiccardo ChiaraSara TarquiniAlex Biasutti


Animatori che non mollano

Don’t Gif Up è un collettivo di animatori che siamo molto orgogliosi di ospitare su Graphic News. Per l’occasione abbiamo chiesto a due di loro, Amedeo Traversa  e Giulia Martinelli, di spiegarci come funziona e che prospettive ha il mondo dell’animazione in Italia

Com’è nata l’idea di Don’t Gif Up? Chi ne fa parte?

Don’t Gif Up nasce dal desiderio di creare contenuti animati e di mettersi alla prova. Finito il percorso formativo al Centro Sperimentale di Cinematografia abbiamo presto scoperto che la sensazione di vuoto creativo era una sensazione condivisa; la mancanza di un obiettivo, una deadline, una spinta a realizzare qualcosa non stava corrodendo solo noi. Confrontandoci con alcuni compagni quali Marta Gennari e Andrea Mannino abbiamo pensato potesse essere stimolante scegliere mensilmente un tema corredato da 5 colori che guidassero la linea creativa di una animazione esportata come loop in formato Gif. Il nostro nome è anche po’ il nostro slogan: Don’t Gif Up! Non mollare! Continua a creare! Fatti stimolare!

Con il tempo abbiamo avuto sempre maggiori partecipazioni anche a livello internazionale per quella che abbiamo battezzato come l’Animation Gif Challenge e a oggi il collettivo è costituito da 7 animatori: Riccardo Chiara, Sara Tarquini, Mauro Ciocia, Lilia Miceli,  Andrea Mannino e noi due. Ogni mese il collettivo si confronta sui possibili temi dei mesi successivi e a turno i suoi componenti creano la grafica per la call to action del tema in questione; oltre alla Gif challenge stiamo valutando se far nascere qualche altro piccolo progetto di collaborazione, ma essendo un attività seguita da tutti nei ritagli di tempo non è facile riuscire a coordinare tutto non potendo offrire alcun tipo di compenso. Magari un giorno potremo trasformarci in qualcosa di più consolidato ma per ora ci nutriamo della passione degli animatori che mensilmente credono nel nostro progetto e partecipano per il puro piacere di mettersi in gioco e animare.

In Italia sembrano esserci tanti animatori, ma lavorare non è così facile. Com’è la situazione vista da un animatore? È cambiato/sta cambiando qualcosa negli ultimi anni?

Non si può negare l’evidenza. Molti animatori che conosciamo e che hanno studiato con noi ora lavorano all’estero, ma non è l’unica soluzione. L’Italia sta crescendo in questa direzione, naturalmente con i suoi tempi, ma ne abbiamo avuto un assaggio al Cartoons on the bay a Torino. C’è l’intenzione di consolidare le produzioni e di ampliare gli orizzonti di quello che è il mercato italiano delle serie animate e dei medi e lungometraggi; naturalmente questo va preso con le pinze, dall’oggi al domani non ci saranno cambiamenti radicali, ma sono molti gli studi italiani attivi sul territorio. Un grosso problema a livello lavorativo è la stragrande precarietà che sta dilaniando il nostro Paese in ogni settore, c’è chi viene rinnovato ogni due mesi senza sapere nulla a lungo termine o chi lavora come free lance e non ha alcun tipo di agevolazione o tutela da parte dello Stato. Diciamo che l’Italia oggi non vince il paragone con l’estero, spesso c’è poca professionalità e mancanza di gusto; molti lavori sono il frutto di compromessi creativi dove l’idea iniziale viene appiattita e omologata a tal punto da perdere ogni originalità e forse la cosiddetta “fuga dei cervelli” può essere legata a questi motivi. Crediamo comunque che l’Italia abbia un problema più ampio e non solo legato al mondo dell’animazione, speriamo che con il tempo si renda finalmente conto del potenziale umano che ha a disposizione.

Tra Gif animate e doodle, il web sembra aprire un nuovo campo d’azione per gli animatori, al di là dei classici corto-medi-lungometraggi. È un modo per farsi vedere, o divertirsi, o può essere anche un’opportunità professionale?

Il web è una sorgente enorme di materiale e un’ottimo mezzo di diffusione del proprio lavoro. Il pubblico raggiungibile attraverso la rete è incredibilmente vasto, se si impara a sfruttare i canali giusti. Bisogna infatti sapersi destreggiare tra le varie piattaforme online senza perdersi, e soprattutto sapersi vendere. Quello che si impara in fretta lavorando principalmente con il web, è che non si campa di “likes”. Il web ha i suoi pro e contro, propri ormai di questa vita tecnologica che viviamo tutti e che si rispecchia in ogni campo lavorativo. Trovare la propria personale strategia di sopravvivenza, fa parte del gioco.

La Gif oggi è diventata quasi un mezzo di comunicazione, in alcuni casi sostituisce le emoticon ed è di immediata comprensione. Ha il pregio di essere molto leggera e di non avere bisogno di suono. Anche i colori sono limitati e questo la rende semplice e molto flessibile. Ci sono online diversi progetti di Gif, concorsi e open call (foursquares, gifastic, loopdeloop) e questo perché è un prodotto che si può creare in poco tempo, ma di effetto!

Un esempio di animatore che lavora quotidianamente con le Gif è James Curran con la sua Gifathon. Una Gif al giorno per 30 giorni, raccontando ogni attività a cui James prende parte: ad aprile l’ha realizzata su Tokio. Sul web si può trovare anche il suo lavoro su New York e Los Angeles. L’obiettivo di Don’t Gif Up con l’Animation Gif Challenge al momento non è quello di monetizzare: la forza di questo progetto è data dal confronto e dalle connessioni che si creano tra animatori, ognuno può esprimersi in totale libertà sull‘argomento dato e mostrare il proprio punto di vista.

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